Villa Franciacorta il vino che nasce dall’equilibrio con il territorio
Al Festival del Franciacorta 2026 il borgo medievale di Monticelli Brusati racconta 46 ettari di vigneti biologici, Franciacorta millesimati e vini rossi, dalla cantina del Cinquecento al cielo.

Durante il Festival del Franciacorta, tenutosi dal 18 al 20 settembre 2026, Villa Franciacorta ha aperto le porte del suo storico borgo di Monticelli Brusati per un’esperienza che, per il secondo anno consecutivo, ha conquistato un pubblico sempre più curioso e, soprattutto, giovane. Non una semplice visita in cantina, ma un percorso capace di raccontare il vino attraverso il territorio, la storia e il lavoro quotidiano di chi lo produce.
La cantina, immersa nel cuore della collina Madonna della Rosa, è un antico borgo medievale il cui fulcro è la cantina cinquecentesca. Un luogo in cui passato e presente convivono e dove, accanto alla produzione di Franciacorta, trovano spazio anche i rossi della tradizione.
Una storia di famiglia e di visione
Ad accogliere il gruppo è Roberta, titolare dell’azienda, che racconta con evidente orgoglio la storia di una realtà familiare arrivata oggi alla quarta generazione. La famiglia Bianchi-Pizziol porta avanti con passione il progetto nato negli anni Sessanta per iniziativa di Alessandro Bianchi.
«Mio padre ha voluto fare un investimento da visionario nella sua terra – racconta Roberta – e questo è stato il là che ha portato a voler scegliere di lavorare in questo luogo».
Oggi la proprietà si estende per circa 100 ettari, che abbracciano il borgo, di cui 46 vitati. Una superficie importante, ma soprattutto un patrimonio da preservare attraverso una gestione attenta e rispettosa dell’ambiente.
Villa Franciacorta ha scelto infatti di produrre esclusivamente Franciacorta Millesimati, ottenuti da uve provenienti unicamente dai vigneti di proprietà, coltivati biologicamente. Sono vini che nascono da una singola vendemmia e che richiedono anni di attesa prima di arrivare nel calice. Un tempo lungo, che diventa parte integrante del carattere del vino.
L’equilibrio della terra
Il territorio di questa zona presenta caratteristiche particolari, a partire dalla natura del terreno, di origine marina. Per Villa Franciacorta, preservare questo equilibrio significa anche proteggere la biodiversità, lasciando che il vigneto sviluppi una maggiore capacità di adattamento alle diverse condizioni climatiche.
«È fondamentale mantenere l’equilibrio per conservare la biodiversità – spiega Roberta – perché, in periodi di alternanza climatica, la presenza di diverse specie di fauna permette all’ambiente di autoregolarsi e riduce la necessità di interventi da parte nostra».
Una filosofia che si riflette anche nella scelta di utilizzare esclusivamente uve di propria produzione e di seguire internamente ogni fase del processo.
Dentro la cantina: la degustazione guidata
L’esperienza comincia con una degustazione nella cantina di vinificazione, guidata da Roberta e da Alessandro, l’enologo dell’azienda. Agli ospiti è stata data la possibilità di assaggiare direttamente dalla vasca il vino base Chardonnay destinato a diventare Franciacorta Satèn. È ancora un vino giovane, lontanissimo dal risultato finale, che vedrà la luce soltanto dopo diversi anni. Ogni vino base viene fermentato utilizzando esclusivamente lieviti prodotti dall’azienda.
Il secondo assaggio è invece un vino base di Pinot Nero vinificato in bianco, delicato e preciso, capace di mostrare già in questa fase le caratteristiche che ne accompagneranno l’evoluzione.
Assaggiare questi vini significa, in qualche modo, entrare nel futuro della cantina: degustare oggi qualcosa che arriverà sul mercato soltanto dopo un lungo percorso di affinamento.
Il lungo viaggio nelle gallerie sotterranee
Il viaggio prosegue attraverso le vie sotterranee fino alla lunghissima galleria di affinamento. È qui che la filosofia di Villa Franciacorta diventa quasi tangibile.
Le bottiglie sono accatastate con estrema precisione e disposte in lunghe file, come una vera e propria installazione artistica. Dietro questa immagine affascinante c’è però soprattutto un lavoro paziente e rigoroso.
Alessandro mostra agli ospiti l’antica arte del remuage, il gesto con cui le bottiglie vengono ruotate progressivamente per convogliare i lieviti verso il collo. La rapidità con cui l’enologo esegue il movimento lascia intuire quanta esperienza richieda questa tecnica, ancora oggi eseguita manualmente.
«Facendo il remuage manualmente la permanenza sui lieviti si allunga – spiega Roberta – ed è un plus dei nostri vini della linea Emozione».
Un gesto antico che continua a far parte della produzione e che racconta, meglio di molte parole, la dimensione artigianale di questi Franciacorta.
A rendere ancora più suggestiva la visita è la possibilità di assistere alla sboccatura. Vedere dal vivo il momento in cui la bottiglia viene liberata dai lieviti accumulati durante il lungo affinamento permette di comprendere quanto lavoro, precisione e tempo si nascondano dietro ogni bottiglia.
È forse questo uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza: scoprire che, dietro il vino che arriva nel bicchiere, esiste una sequenza di gesti, attese e decisioni che inizia molto tempo prima.
La cantina del Cinquecento e i vini rossi
Si arriva infine alla cantina originaria, quella del Cinquecento, dove il tempo sembra essersi fermato.
Qui trovano spazio alcune grandi botti in rovere di Slavonia, originali e restaurate da un mastro bottaio, accanto a piccoli carati e a vasi vinari in cemento. È in questi ambienti che maturano e affinano i vini rossi della tradizione di Villa Franciacorta.
Tra questi c’è Gradoni, un vino che racconta un’altra dimensione della filosofia aziendale: quella della pazienza. Gradoni affina infatti 4 anni in botte e altrettanti in bottiglia. Un affinamento lunghissimo che, nonostante gli anni trascorsi, gli permette di conservare una sorprendente giovinezza.
Oltre alle botti in rovere, l’azienda utilizza serbatoi in cemento, che contribuiscono a rendere il vino più morbido, vellutato e meno spigoloso.
Villa Franciacorta vista dall’alto
L’esperienza non termina in cantina. Dopo la degustazione, agli ospiti viene riservato un ultimo appuntamento, decisamente fuori dall’ordinario: un breve volo in mongolfiera per osservare Villa Franciacorta dall’alto.
Il borgo medievale, le vigne e i 100 ettari della proprietà si trasformano così in un unico grande paesaggio. Dall’alto diventa ancora più evidente il legame tra la cantina e il territorio che la circonda: non due elementi distinti, ma parti dello stesso racconto.
Ed è forse proprio questa la chiave dell’esperienza a Villa Franciacorta: comprendere che il vino non nasce soltanto in cantina. Nasce dalla terra, dalla biodiversità, dal tempo e dalle persone che, generazione dopo generazione, scelgono di prendersene cura.
A Villa Franciacorta ogni bottiglia diventa così il risultato di un equilibrio paziente: quello tra natura e intervento umano, tra tradizione e innovazione, tra il tempo della terra e quello dell’uomo.








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