Toglietemi tutto ma non i migliori piatti di carne delle regioni italiane

La carne, fonte di discussioni, astinenze e piacere per il palato. In tutta la penisola i piatti di carne caratterizzano tradizioni e tavole da secoli, per non parlare della creatività degli chef.

Toglietemi tutto ma non i migliori piatti di carne delle regioni italiane

Lo scorso 10 Dicembre 2025 è stata una giornata fondamentale per la cucina, la cultura ed il modo di vivere italiani. Finalmente il Comitato intergovernativo dell’Unesco a New Delhi, ha certificato la cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità conferendole quella consacrazione che va oltre i numerosissimi riconoscimenti ufficiali, apprezzamenti e fama mondiale.

Uno degli alimenti decisamente protagonista delle tavole, sia domestiche che della ristorazione, è la carne, a volte divisiva, evitata, ma ancora più spesso amatissima e fonte inesauribile di idee ed ispirazioni. Molte cucine regionali italiane possono vantare, tra le loro più tradizionali e famose ricette, alcuni piatti di carne squisiti che ne hanno definito la storia e l’identità culinaria. Procediamo per ordine alfabetico (regionale) e vediamo se li conoscete tutti.

Abruzzo: gli arrosticini di pecora

Uno tira l’altro: gli arrosticini di pecora, originari dell’ Abruzzo, sono quegli spiedini di carne di pecora tagliata a cubetti, cotti alla brace sulla fornacella, una specifica griglia, per un sapore irresistibile. Nati come piatto semplice per i pastori abruzzesi durante la transumanza, se serviti come antipasto, il rischio di rovinare il pranzo o la cena è alto. Appena assaggiato il primo, infatti, vi sarà impossibile non prenderne un secondo, un terzo, un quarto e così via. Se invece saranno la vostra portata principale, allora esagerate pure.

Calabria: la ‘nduja

Vero attentato alla linea, la ‘nudja è un tipico insaccato calabrese, prodotto principalmente a Spilinga, provincia di Vibo Valentia. Divenuta famosa in tutta Italia per il suo sapore piccante e la sua consistenza cremosa, conferita da pancetta, guanciale, lardello e coscia di maiale, la ‘nduja è perfetta da spalmare su tartine e crostini, come guarnizione per la pizza o condimento per una pasta che infiamma e delizia.

Campania: le braciole napoletane

Le braciole napoletane, da piatto della tradizione povera, sono oggi una delle più rinomate tentazioni al piatto della regione Campania. Le braciole, involtini di manzo farciti con aglio, prezzemolo, uvetta, pinoli, pecorino grattugiato e avvolti nella passata di pomodoro, preferibilmente il San Marzano, sono una vera estasi per il palato. Volete mettervi alla prova a prepararle a casa? Questa la ricetta.

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Emilia Romagna: i cappelletti in brodo

La patria indiscussa degli affettati, l’Emilia Romagna, è fucina di meraviglie gastronomiche a base di carne e tra queste spiccano i tradizionalissimi cappelletti in brodo. Farciteli con il macinato di manzo o maiale (o una combo tra i due) a cui aggiungete mortadella o prosciutto crudo tritati, parmigiano reggiano, noce moscata, un po’ di sale e un po’ di pepe. Il brodo invece, seguendo la tradizione, dovrà essere sia di carne (anche di pollo) che di verdure. Ideali a Natale, desiderati tutto l’anno. Buon appetito!

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Lazio: i saltimbocca alla romana

I saltimbocca alla romana sono quel piatto che rende giustizia non solo alla splendida Roma ma a tutta la regione Lazio. Facili da preparare, sapranno come farvi brillare agli occhi dei vostri ospiti: posate sulle fettine di manzo prima il prosciutto crudo poi una foglia di salvia, passate il tutto nella farina e rosolate bene le fettine nel burro con un goccio di vino bianco in padella. Tocco finale, una manciata di pepe.

Lombardia: l’ossobuco alla milanese

Seguendo l’ordine alfabetico eccoci giunti in Lombardia per assaggiare uno dei piatti tipici della tradizione: l’ossobuco alla milanese. La cucina meneghina più autentica lo prevede in accompagnamento al risotto giallo allo zafferano ma non ponete limiti alla vostra creatività da chef provetti. Essenziale però, è che l’ossobuco alla milanese sia di manzo e che al suo interno non manchi il midollo, ricavato dallo stinco dell’animale.

Piemonte: il brasato al Barolo

Al contrario della maggior parte di piatti finora illustrati, il brasato al vino Barolo, storico piatto della tradizione piemontese nasce per le alte sfere e, a quanto pare, Camillo Benso Conte di Cavour lo mangiò il 29 aprile 1859, dopo aver respinto l’ultimatum austriaco al disarmo dell’Italia. Brasare la carne, il cappello del prete nello specifico, significa cuocerla e marinarla lentamente affinché diventi tenera e saporita. Accompagnate il vostro brasato al vino rosso Barolo con verdure e/o polenta e l’assaggio dell’antica gastronomia piemontese sarà servito.

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Sardegna: il porceddu sardo

Frequente sentir dire “Se andiamo in Sardegna, devo provare assolutamente il porceddu sardo”, ovvero il piatto più celebre ed antico della cucina sarda. Alimentato esclusivamente con il latte, in modo che la carne risulti particolarmente tenera, il porceddu è cotto intero, per non meno di 3 o 4 ore e a fuoco lento, solitamente allo spiedo o, in alternativa, in un forno a legna. Aggiungete un po’ di sale grosso, foglie e ramoscelli di mirto e rosmarino, olio extra vergine d’oliva ed il vostro porceddu sardo sarà pronto da gustare.

Toscana: la fiorentina

Il più famoso e, forse, il più amato taglio di carne è lei, la fiorentina. Una delle massime eccellenze della cucina toscana, quando ci si reca in questa regione, ordinarla, se si appezza la carne, è un must. La vera fiorentina è di carne chianina proveniente da una parte della Toscana compresa tra Siena ed Arezzo, deve essere spessa circa 3 cm, avere una forma che ricorda una “t” e presentare un bell’osso nel mezzo. Decidete la cottura che preferite, basta che sia sulla brace, e godetevi la regina delle bistecche.

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Val D’Aosta: la valdostana

In Francia hanno il cordon bleu, noi la buonissima valdostana. Piatto tipico della Valle d’Aosta, tradizione vuole che le costolette di vitello, con o senza osso, vengano tagliate a “portafoglio” in modo da poter essere farcite con prosciutto cotto affumicato e formaggio fontina dop, prodotti entrambi nella regione montana. Una volta farcite, le costolette saranno impanate nell’uovo e pan grattato e, come ultimo passaggio, fritte in padella con burro od olio. Variante molto gettonata, la farcitura con funghi di stagione al posto del prosciutto. Qualunque sia il vostro ripieno, sarà comunque una bontà.

Non importa la regione, ciò che davvero conta è che, in moltissime parti d’Italia, potete togliervi lo sfizio di assaggiare piatti di carne che non deluderanno mai le aspettative.

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