Arnaldo Caprai e il Sagrantino: l’uomo che ha portato Montefalco nel mondo

Omaggio alla figura di Caprai attraverso il racconto del vitigno simbolo dell’Umbria: caratteristiche, invecchiamento e consigli per la degustazione.

Arnaldo Caprai e il Sagrantino: l’uomo che ha portato Montefalco nel mondo

L’Italia è un paese con un grande patrimonio artistico, culturale ed enogastronomico e su questo non ci sono dubbi. Oggi vogliamo parlarvi di un vino in particolare la cui diffusione nel mondo è dovuta ad Arnaldo Caprai che ci ha lasciato pochi giorni fa. Prima di parlare però delle caratteristiche e della zona di produzione, è doveroso spendere due parole per colui che l’ha reso famoso a livello mondiale.

Arnaldo Caprai, classe 1933, è stato un imprenditore nel campo del tessile e del vino. La sua storia è stata legata per molto tempo al settore tessile avendo fondato, negli anni ‘60 un maglificio e successivamente la Maglital. Se questo nome non vi dice nulla ve lo dirà il marchio Cruciani, famoso per i braccialetti di merletto oltre che per il cashmere. Da sempre legato alla sua terra, l’Umbria, ha trovato il modo di valorizzarla al meglio.

Negli anni ‘70 infatti acquista un terreno di circa 42 ettari e si mette in moto per poter portare in auge un vitigno. All’epoca non era molto conosciuto ma, grazie a lui e al suo impegno, il Sagrantino ha trovato la strada per il successo. La costanza, l’innovazione e la ricerca faranno sì che il Sagrantino di Montefalco diventi una sublimità nel panorama internazionale vitivinicolo.

Arnaldo Caprai e il Sagrantino: l’uomo che ha portato Montefalco nel mondo

Fatto questo piccolo inciso su Arnaldo Caprai, torniamo a parlare del vino che proprio per mano sua è diventato famoso. Il vitigno del Sagrantino di Montefalco occupa un zona collinare nella provincia di Perugia. La sua area di elezione comprende, ovviamente, il Comune di Montefalco e abbraccia parte dei Comuni di Bevagna, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo e Castel Ritaldi. Qui gode di un clima a cui non mancano precipitazioni intense e gelate.

La lenta maturazione gli permette di sviluppare una buccia abbastanza spessa il quale rende il vino ricco di tannini, dandogli corpo e ruvidità. La sua struttura è quindi possente la cui potenza viene affievolita con l’affinamento. Da tradizione viene sottoposto a invecchiamento, in botti di rovere, per 33 mesi e con un affinamento, in bottiglia, di 4 mesi. Può essere abbinato a portate di carne, formaggi stagionati o stufati.

Ne esiste anche una versione passita la quale differisce per il processo di appassimento dei grappoli per 2 mesi su graticci di legno. Il processo successivo segue la stessa procedura del fratello non passito. Questa versione si sposa bene con pasticceria secca o con crostate di frutti rossi oppure da solo e occhio a non metterlo in frigo.

Arnaldo Caprai e il Sagrantino: l’uomo che ha portato Montefalco nel mondo

Entrambi i tipi di Sagrantino di Montefalco infatti danno il meglio a temperature tra i 16, per il passito, e i 18 per la versione secca. Il freddo a cui vivono i vitigni di Sagrantino non è ideale per gustarlo al meglio insomma. L’Umbria, insieme e grazie ad Arnaldo Caprai, ci ha donato, oltre al Tartufo di Norcia, il Prosciutto di Norcia IGP e altre specialità, anche un ottimo vino per accompagnare i nostri pasti o il dopo.

La prossima volta che passate per l’Umbria, perché non fermarvi a sorseggiare un bicchiere di quest’ottimo vino in memoria di Caprai? Se il Sagrantino di Montefalco è conosciuto in tutto il mondo, lo dobbiamo a lui e alla sua caparbietà.

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