Porto Vasconcellos, una piccola cantina nel cuore di Vila Nova de Gaia
Dal 1879 a oggi, la storia di una famiglia che ha scelto la qualità alla quantità, tra le vigne del Douro e le cave di Vila Nova de Gaia.

Dall’altra parte del fiume Douro, rispetto alla città di Porto, si trova Vila Nova de Gaia, il cuore silenzioso e operativo del vino Porto. È qui che, da secoli, il vino liquoroso più celebre del Portogallo riposa, evolve e acquista complessità nelle storiche caves scavate lungo la collina.
In questo scenario si inserisce Porto Vasconcellos, una realtà di dimensioni contenute ma con una storia che attraversa più di un secolo. A guidare la visita è Candice, figlia del titolare, che accompagna il percorso con un racconto diretto e personale: “La nostra è una realtà piccola, ma ogni bottiglia passa davvero dalle nostre mani.”
Una storia che inizia nel 1879
Le origini della casa Vasconcellos risalgono al 1879, quando José Teixeira Pinto Vasconcellos fonda una società dedicata all’esportazione dei vini del Douro. In un’epoca in cui il Porto inizia a consolidare la propria reputazione sui mercati internazionali, l’attività cresce rapidamente grazie alla domanda europea e alla posizione strategica delle cave di Gaia.
Nel corso del Novecento la cantina diventa un punto di riferimento per l’affinamento e l’esportazione del Porto, seguendo le dinamiche delle grandi case storiche della regione.
La svolta contemporanea arriva nel 2011, quando la proprietà viene acquisita da Christie’s Port Wine Producer & Shipper Ltd. Da quel momento il modello cambia: i volumi vengono ridotti e l’attenzione si concentra in modo deciso su qualità e identità.
Parallelamente viene recuperata la Quinta Dona Mafalda, nel cuore del Douro, riportando al centro il legame con la vigna.
Candice lo riassume così: “Abbiamo preferito fare meno, ma meglio. E soprattutto capire davvero cosa vogliamo raccontare.”

Due anime: il Douro e Vila Nova de Gaia
La struttura produttiva di Porto Vasconcellos riflette la dualità tipica del mondo del Porto: da un lato il Douro, dove nasce l’uva; dall’altro Gaia, dove il vino matura.
Il Douro è una delle regioni vitivinicole più spettacolari al mondo, modellata da pendii ripidi e da un’agricoltura eroica. Le quintas sono le storiche tenute agricole, piccoli ecosistemi in cui la viticoltura è ancora profondamente legata alla manualità.
Alla Quinta Dona Mafalda, di circa sette ettari nei pressi di Lamego, convivono varietà autoctone e una filosofia produttiva che alterna tradizione e sperimentazione. Una parte importante del vigneto è costituita da vigne vecchie, fondamentali per la concentrazione delle uve.
A Gaia, infatti, il vino affronta la fase decisiva, l’affinamento in botte. Nelle cave, caratterizzate da temperatura stabile e umidità costante, il Porto sviluppa lentamente la sua identità aromatica.
Anche il team è piccolo: composto da Candice, il padre e due enologi, che seguono direttamente tutto il processo dalla vigna all’imbottigliamento.

Porto Vasconcellos: la degustazione
Per lungo tempo il Douro è stato considerato quasi esclusivamente terra di vini fortificati. Porto Vasconcellos sceglie invece di investire anche nei vini fermi, interpretando il territorio in chiave contemporanea.
Il primo bianco della cantina, il Quinta Dona Mafalda 2023, nasce da un blend di varietà autoctone come Viosinho, Malvasia Fina, Gouveio e Rabigato. Candice racconta: “All’inizio mio padre non credeva nei bianchi nel Douro. Poi abbiamo provato e abbiamo capito che poteva funzionare.”
Si passa ai rossi. Il Touriga Nacional in purezza è uno dei vini più identitari della cantina. La scelta più radicale è l’assenza totale di legno, con affinamento esclusivamente in acciaio inox. Il vino ha attirato l’attenzione internazionale, Mark Squires, per il Robert Parker Wine Advocate, gli ha assegnato 89 punti, evidenziandone purezza ed equilibrio.
Da non perdere anche la Grande Reserva 2022, che rappresenta invece la versione più strutturata. Touriga Nacional, Tinta Roriz, Tinta Barroca, Sousão e Syrah, affinati per circa 18 mesi in barrique di rovere.

Si passa poi agli assaggi di Porto. Si parte dal Porto Bianco invecchiato 10 anni, con note di miele, frutta secca e agrumi canditi, sostenuto da una freschezza sorprendente. Segue il Tawny invecchiato 10 anni, più caldo e avvolgente. Candice sorride quando si parla di abbinamenti: “Con il foie gras funzionano sempre. Apriamo sempre qualche bottiglia a Natale.”
Si prosegue poi con il Porto Bianco e il Tawny invecchiato 20 anni, il bianco resta più luminoso, il Tawny più profondo e stratificato.
Il percorso si chiude con il Vintage Port 2017, espressione massima dello stile Ruby. Potente, concentrato, ancora vibrante, è un vino pensato per un lungo invecchiamento in bottiglia.
Tra le storie più affascinanti della cantina c’è quella dell’Over 80 Years Old Port. Alcune botti, dimenticate per decenni, hanno continuato a evolvere fino a raggiungere una complessità straordinaria. Il vino è stato certificato dall’IVDP (Instituto dos Vinhos do Douro e Porto) come categoria ufficiale. Per il lancio, la cantina ha collaborato con uno street artist portoghese, che ha realizzato 100 bottiglie uniche, ognuna con una cassa dipinta a mano. Un progetto a metà tra vino e arte contemporanea, destinato a micro-produzioni da collezione.
Qui è possibile consultare il listino prezzi:

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