San Gimignano Dry Gin: un gin toscano che racconta il territorio attraverso i suoi fiori
Dalle antiche mura medievali al profumo del ginepro, del cappero selvatico e della Viola di Santa Fina: alla scoperta di San Gimignano Dry Gin, un piccolo progetto che intreccia distillazione, botanica e tradizioni locali.

Ci sono luoghi che sembrano avere già raccontato tutto di sé. San Gimignano, con il suo inconfondibile profilo di torri medievali, i vicoli lastricati e le colline che si estendono nel cuore della Toscana, è certamente uno di questi. Eppure, basta osservare con maggiore attenzione per scoprire dettagli capaci di suggerire storie nuove.
La cittadina senese, il cui centro storico è riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dal 1990, è conosciuta anche per la sua tradizione enologica, legata soprattutto alla Vernaccia di San Gimignano, uno dei vini bianchi più rappresentativi del territorio.
Accanto a questo patrimonio storico e gastronomico trovano spazio anche iniziative meno conosciute, nate dal desiderio di interpretare il paesaggio attraverso prodotti differenti.
È il caso di San Gimignano Dry Gin, un distillato firmato (MR) Spirits che prende ispirazione non tanto dalle immagini più celebri della città, quanto da un elemento che spesso passa inosservato: la vegetazione spontanea che cresce tra le pietre delle sue antiche mura.
Una prospettiva insolita, che permette di guardare San Gimignano da un punto di vista diverso, dove la botanica incontra la memoria del territorio.

Un gin che nasce osservando le antiche mura
Quando si parla di gin, il pensiero corre immediatamente al ginepro, ingrediente fondamentale di questo distillato. Negli ultimi anni, però, numerose interpretazioni italiane hanno cominciato a esplorare il rapporto tra le botaniche e i luoghi da cui provengono.
Nel caso di San Gimignano Dry Gin, il punto di partenza è particolarmente curioso.
Secondo il racconto dei suoi ideatori, l’idea è nata osservando le piante che crescono spontaneamente sulle mura cittadine, in un ambiente dove la vegetazione riesce a trovare spazio anche tra le fessure della pietra.
Tra queste, due hanno assunto un ruolo centrale nella costruzione dell’identità del prodotto: il fiore del cappero selvatico e la Viola di Santa Fina.
Non sono state scelte soltanto per il loro potenziale aromatico, ma anche per il legame che intrattengono con San Gimignano.
Il risultato è un progetto che cerca di trasferire nel linguaggio della distillazione alcuni elementi caratteristici del paesaggio locale, scegliendo una strada diversa da quella dei gin costruiti intorno a combinazioni particolarmente elaborate di spezie ed erbe.
La Viola di Santa Fina: un fiore tra storia e leggenda
Tra le botaniche che rendono interessante la storia di questo gin, la Viola di Santa Fina merita un approfondimento particolare.
Per comprenderne il significato bisogna tornare alla San Gimignano del XIII secolo e alla figura di Fina dei Ciardi, giovane vissuta tra il 1238 e il 1253, venerata dalla comunità locale come Santa Fina.
Secondo la tradizione, alla sua morte, avvenuta il 12 marzo 1253, alcuni fiori gialli sarebbero sbocciati sulla tavola di legno sulla quale aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita, segnati da una grave malattia. La leggenda racconta che fiori simili comparvero anche tra le pietre delle torri e delle mura cittadine.
Da allora, questi piccoli fiori vengono ricordati come Viole di Santa Fina, diventando parte della memoria collettiva di San Gimignano. La loro fioritura è tradizionalmente associata al mese di marzo, periodo in cui la città celebra la giovane beata.
Il rapporto tra Santa Fina e San Gimignano è testimoniato anche dalla celebre cappella a lei dedicata nella Collegiata, impreziosita dagli affreschi di Domenico Ghirlandaio.
È proprio questo intreccio tra natura, arte e tradizione popolare a rendere interessante la presenza della Viola di Santa Fina nella ricetta del gin. Un ingrediente che, prima ancora di essere considerato per le sue caratteristiche aromatiche, porta con sé un racconto profondamente legato alla città.

Ginepro toscano, cappero selvatico e iris fiorentina: le botaniche del gin
Dal punto di vista della composizione, San Gimignano Dry Gin si ispira alla tradizione del London Dry Gin, privilegiando una struttura essenziale nella quale il ginepro mantiene un ruolo centrale.
La base aromatica è costituita dal ginepro toscano, accompagnato da una presenza misurata di coriandolo, botanica tradizionalmente utilizzata nella produzione del gin.
Una scelta particolare riguarda invece l’impiego dell’iris fiorentina, ovvero la radice del giaggiolo, al posto dell’angelica. Si tratta di un ingrediente che richiama un’altra importante tradizione botanica della Toscana e che, nella distillazione, viene utilizzato anche per contribuire all’equilibrio del profilo aromatico.
A questi elementi si aggiungono il fiore del cappero selvatico e la Viola di Santa Fina, le due botaniche attorno alle quali si sviluppa l’identità del prodotto.
Il cappero è una presenza familiare nei paesaggi mediterranei, capace di crescere anche in condizioni difficili, mentre la Viola di Santa Fina introduce una componente legata alla storia e alle tradizioni sangimignanesi.
L’aspetto più interessante della ricetta non è tanto il numero delle botaniche, quanto il criterio con cui sono state selezionate: costruire un collegamento tra il carattere classico del gin e alcuni elementi riconoscibili del territorio.
Dall’idea alla distillazione: il contributo di Maite
Per trasformare il progetto in un distillato, (MR) Spirits si è affidata alla Distilleria Maite, realtà artigianale toscana con sede a Marina di Carrara.
È una distinzione importante: San Gimignano rappresenta il territorio d’ispirazione del gin, mentre la sua realizzazione è affidata a una distilleria situata in un’altra parte della Toscana.
Maite, guidata da Francesco Menicucci, lavora nel mondo dei distillati attraverso la ricerca e la combinazione di botaniche, con una produzione che la stessa azienda descrive come artigianale.
La collaborazione ha permesso di sviluppare una ricetta che cerca di mantenere riconoscibile l’impronta del ginepro, lasciando spazio alle componenti floreali.
Il prodotto viene proposto in una bottiglia da 70 cl, con una gradazione alcolica del 43% vol.
Sono caratteristiche che lo collocano nell’universo dei gin secchi di impostazione tradizionale, pur con una selezione botanica legata a una precisa identità territoriale.

Quali sono le caratteristiche aromatiche di San Gimignano Dry Gin?
Secondo la descrizione fornita dai suoi ideatori, il distillato presenta inizialmente un profilo vicino a quello di un London Dry classico, con il ginepro in evidenza.
Successivamente emergerebbero sensazioni floreali e una leggera nota sapida, pensate per rendere riconoscibile il contributo delle botaniche più particolari.
Si tratta del profilo organolettico dichiarato dal produttore, non di una degustazione indipendente. La percezione delle singole componenti, infatti, richiederebbe un assaggio diretto per essere valutata e descritta in modo approfondito.
Sulla carta, l’impostazione suggerisce un gin nel quale la componente floreale non cerca di sostituire quella tradizionale del ginepro, ma piuttosto di accompagnarla.
Un’impostazione che potrebbe trovare spazio sia nella degustazione semplice, sia nella miscelazione, dove la scelta degli altri ingredienti diventa fondamentale per non nascondere le sfumature più delicate del distillato.

Il valore delle piccole storie nel panorama dei gin italiani
In un mercato nel quale nuovi gin e interpretazioni territoriali continuano a moltiplicarsi, raccontare un luogo attraverso un distillato non rappresenta più, di per sé, una novità.
La differenza può risiedere nella capacità di trovare un legame concreto tra il prodotto e ciò che lo circonda, evitando di ridurre il territorio a un semplice elemento decorativo sull’etichetta.
San Gimignano Dry Gin offre uno spunto interessante proprio per la scelta di guardare a una parte meno appariscente del patrimonio locale: non le torri nella loro monumentalità, ma i piccoli fiori che crescono sulle pietre; non soltanto la fama enologica della zona, ma anche le tradizioni popolari e le particolarità botaniche.
Naturalmente, il richiamo al territorio non basta da solo a definire la qualità di un distillato. Aspetti come la provenienza effettiva delle materie prime, le modalità di lavorazione e soprattutto il risultato nel bicchiere rimangono fondamentali per una valutazione completa.
Resta però il valore dell’idea: cercare ispirazione in qualcosa che appartiene alla quotidianità di un luogo e trasformarlo in un prodotto contemporaneo.
Ed è forse questo l’aspetto più curioso della scoperta di San Gimignano Dry Gin.
In una città che da secoli invita ad alzare lo sguardo verso le sue torri, qualcuno ha scelto di guardare più in basso, tra le fessure delle mura, dove piccoli fiori continuano a raccontare una storia antica.
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