Bolludagur: il “Giorno dei Bignè” che fa impazzire l’Islanda
Tra sculacciate rituali e milioni di bignè consumati: scopriamo la golosa tradizione del Carnevale nordico che sfida le nostre chiacchiere.

Mentre in Italia festeggiavamo il Carnevale rimpinzandoci di chiacchere, castagnole e cicerchiata, in Islanda e nei paesi del Nord i piani erano altri. La tradizione vuole che, il lunedì prima della Quaresima, ci sia questa ricorrenza in cui si mangiano i bollur. Questo giorno prende il nome dei Bolludagur ossia giorno dei bignè e il protagonista è, ovviamente, il bignè.
Prima di parlare del re della festa, facciamo un passo indietro per parlare un po’ della storia di questa tradizione. Seppur il Bolludagur sia un giorno molto sentito in Islanda, le origini affondano principalmente in Danimarca e Norvegia. Intorno al XIX secolo venne introdotta anche in Islanda prendendo poi piede nel secolo successivo. Particolare il modo in cui i bambini chiedono i famosi bollur ovvero sculacciando gli adulti con bastoncini decorati e colorati.
L’unico modo per far smettere i bambini è quindi dargli ciò che vogliono, i tanto bramati e gustosi bollur. Il festeggiamento di questo giorno fa parte della più ampia Festelavn, il periodo corrispondente al Carnevale per noi italiani. Tra un colpo al barile per far uscire il gatto, tipico gioco di quei giorni, e un altro, si fanno spazio i bollur di cui tra poco vedremo le caratteristiche e varianti.

Abbiamo appurato che il Bollurdagur è un giorno molto sentito nei paesi scandinavi e a farla da padrone è, chiaramente, un dolce. Ora che sappiamo a cosa è legata questa giornata tradizionale, arriviamo al cuore dolce dell’articolo. Il bollur non è nient’altro che un bignè quindi basta fare una pasta choux per poter avere una base. Siamo abituati al bignè piccolo, che si mangia in un sol boccone ma il bollur cambia anche la dimensione.
La parola in sé riempie la bocca ed è giusto che anche il dolce lo faccia e infatti non è un classico bignè. Esiste la versione mignon ma i bambini preferiscono quella grande, per l’esplosione del ripieno ovunque ad ogni morso. La farcitura può essere di vario tipo dalla classica panna alla marmellata passando per la crema pasticcera. Potete quindi immaginare quant’è soddisfacente affondare i denti in un bollur, godersi la farcitura e magari sporcarsi la maglietta.
Non è un vero bignè se non presenta una bella glassa lucida sulla sua sommità e neanche il bollur ne è immune. E quindi giù di cioccolato e burro a bagnomaria per poter inzuppare la punta del bignè nella glassa. Ora immaginatevi un bollur grande circa come una pallina da tennis, ripieno di panna o marmellata o crema pasticcera e glassato al cioccolato. Adesso che avete in mente questa immagine, pensate che non se ne mangia solo uno e non avevamo dubbi su questo.

Si stima infatti che il consumo di bignè in quei giorni si aggira intorno al milione. Contando che la popolazione islandese è circa di 400 mila abitanti, il calcolo è facile da fare. Se poi pensiamo che il giorno dopo il Bolludagur è chiamato Sprengidagur (letteralmente giorno dello scoppio) perché si mangia fino a scoppiare siamo a cavallo. D’altronde sono i giorni prima della Quaresima e bisogna abbuffarsi di tutto ciò che, per settimane, dovremmo evitare.
Ora che conoscete questa tradizione, il prossimo anno festeggerete anche voi con un bel bollur ripieno oppure rimarrete legati alla nostra tradizione con le chiacchiere? Fateci sapere il vostro parere su questo appetitoso avvenimento dei paesi del Nord.
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