Tra lo scalpore e le polemiche arriva a Vinitaly 2024 il vino “dealcolato”

Al Vinitaly 2024 si è parlato di un settore enologico ancora inesplorato che può avere un futuro anche in Italia: il vino dealcolato.

Vinitaly 2024

Quando parliamo di vino pensiamo al Barolo piemontese, all’Amarone veneto, al Chianti toscano, fino al Nero d’Avola siciliano: il vino in Italia non è semplicemente una bevanda da accompagnare ai pasti ma un patrimonio d’eccellenza della nostra cultura. Nella penisola italica siamo abituati a considerare il vino come una reliquia da proteggere e conservare, insita nella nostra millenaria cultura da generazioni a generazioni.

Quest’anno però all’esposizione internazionale del vino a Verona, il Vinitaly, si è messo l’accento per la prima volta al vino ‘dealcolato’ ovvero privo di gradazione alcolica, un prodotto innovativo, che viene incontro alle recenti campagne salutistiche promosse dall’Unione Europea per contrastare l’abuso di alcool.

Ciò ha suscitato non poche polemiche negli ambienti enologici, in quanto per molti un vino senza alcool non può essere definito ‘vino’ ma una semplice bevanda a base d’uva. Inoltre si andrebbero a perdere le proprietà benefiche che l’uso moderato di vino ha sulla salute, come gli antiossidanti che hanno bisogno dell’alcool per essere assorbite dall’organismo. Su questo dibattito è intervenuto il ministro Lollobrigida che ha dichiarato: “Da un punto di vista politico ci confronteremo con la scienza e col mondo produttivo e troveremo la migliore soluzione per non perdere quello che abbiamo in nome di quello non abbiamo”.

In realtà quello del vino dealcolato è un mercato che all’estero sta crescendo in doppia cifra: si pensi che nei soli Stati Uniti il vino senza aggiunta di alcool o con basso contenuto alcolico vale già 1 miliardo di dollari, togliendo ai nostri produttori una buona fetta di mercato.

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Ma ci sono buone prospettive anche per il mercato italiano: secondo il Sole 24 ore il 36% degli italiani sarebbe interessato a degustare bevande ‘dealcolate’, soprattutto tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni. Secondo l’analista Riccardo Grassi sulla base di una indagine di Swg e dell’Osservatorio del vino Uiv-Vinitaly, i potenziali clienti sono coloro che abitualmente non fanno uso di alcool: circa un milione di persone. Senza considerare tutti i bevitori di vino interessati alla novità e che sono disposti considerare bevande alternative in situazioni specifiche, come ad esempio prima di mettersi alla guida.

Per ora nel Belpaese sono solo 7 le aziende vinicole che hanno intrapreso questa strada innovativa per ora rivolta a compratori stranieri, dato che le norme in vigore oggi in Italia sono ancora troppo rigide per questo mercato.

Si aprono quindi nuovi scenari e possibili cambiamenti in un settore ristretto come quello enologico, che se vuole evolvere dovrà saper rivolgersi anche ad una clientela sempre più attenta alla salute, che allo stesso tempo non vuole rinunciare a brindare a tavola con gli amici.

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